LA VIA CORTA E LA VIA LUNGA DEL VENETO INDIPENDENTE.

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25 giugno 2017 di repven

LA VIA CORTA E LA VIA LUNGA DEL VENETO INDIPENDENTE.

Di Nicola Busin

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Sono tanti, troppi gli aspetti fortemente negativi che dimostrano sempre di più l’assurdità di questa farlocca e imposta unione di popoli della penisola italiana.

Da una parte uno stato romano con la sua costituzione che, pur se ricca di indicazioni valide, appare alquanto liberticida nel momento in cui proibisce ad un popolo come quello veneto di scegliere attraverso un referendum se rimanere in questa repubblica o ritornare a governarsi come riuscì a fare ottimamente per mille e cento anni.  Italia una e indivisibile anche tra mille anni? : il quesito fa sorridere per chi ha un minimo di conoscenza della storia dell’umanità e dei popoli. Viviamo in uno stato nato malamente da barbarie indicibili e inganni perpetrati nei confronti di inermi popolazioni, una repubblica erede di un regno che ha solo saputo mandare milioni di giovani a morire in guerre assurde in nome di una italianità che non esiste e non è mai esistita culturalmente e socialmente.

Per i veneti in particolare, forti della loro storia, cultura, economia produttiva, questa forzata unione sta sempre più diventando impraticabile dato che in ampie aree della penisola si è sviluppato un metodico sistema parassitario radicato e condiviso da quelle popolazioni. Difficilmente sarà possibile porre rimedio a questa situazione illecita perché significherebbe per quelle popolazioni la perdita del posto di lavoro parassitario unito ad un incredibile sistema di altri aspetti parassitari che vanno da un improponibile numero di invalidi arrivando alle giornate di assenza dal lavoro per malattia doppio o triplo dei lavoratori veneti, invalidità e malattie riconosciute tali da uno stuolo di medici che rappresentano l’ingranaggio principale di questo corrotto sistema. Altri aspetti sono relativi all’evasione contributiva e fiscale su tutti i fronti: i veneti tartassati mentre in altre aree è d’uso la manica larga.

Continuando con questo sistema l’unica soluzione per lo stato romano è quella di aumentare le tasse con il risultato di costringere sempre più a turni di lavoro insostenibili alcuni  gruppi di cittadini, mandare fuori mercato sempre più aziende ora sane e creare quindi le premesse per un fallimento complessivo del sistema economico veneto e delle poche altre aree che mantengono il sistema.

Alla legge della Regione del Veneto 19 giugno 2014, n. 16  di Indizione del referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto la Corte Costituzionale italiana con sentenza 25 giugno 2015, n. 118 ne ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale. Tanto basterebbe per gridare allo scandalo, ad uno stato liberticida che come opposizione alle richieste ufficiali di un popolo antepone un articoletto assurdo: Italia una e indivisibile come che tale lo potesse essere anche tra mille o diecimila anni, dimenticando in quale modo violento questo regno poi repubblica è stato unito.

Dato che non ci sono ulteriori speranze di modificare gli aspetti politici e di forze – i veneti sono minoranza di uno stato che preferisce scarnificare il tessuto produttivo sano non cambiando nulla del violento sistema parassitario – l’unica soluzione plausibile in un sistema democratico è quella del voto che questo stato oppressore ob torto collo deve concedere.

A questo punto si tratta di capire se forze che nascono dal proprio interno riusciranno a creare una classe politica all’altezza della drammatica realtà e in grado di salvare il popolo veneto.

La posta in gioco è la sopravvivenza stessa di queste popolazioni in quanto qualsiasi ulteriore dilazione significa andare spediti verso la povertà diffusa che, anche se non ancora percepita attualmente, sarà sicuramente la condizione della maggioranza dei veneti tra qualche anno.

Molti si sono resi conto di questa triste situazione anche a livello politico e in questo ambito esiste una via breve e una più lunga per la rinascita dei veneti.

La via breve è già nelle mani di Zaia e dei politici che si dichiarano indipendentisti già costituiti come organizzazione politica nella Liga Veneta. Dovrebbero immediatamente smarcarsi dai diktat nazionalisti salviniani che collocano la Lega Nord in un ambito politico ideologico di destra. Zaia ha già recentemente fatto capire il diverso approccio sulla ius soli, non considerata come un male ma un’occasione per integrare tante persone e di giovani immigrati che parlano bene la lingua veneta e lavorano seriamente ce ne sono tanti. Se la Liga Veneta riesce ad essere indipendente e a far da sola,  già avrebbe fatto un grande passo per creare una forte cultura indipendentista ed attivare tutte le strategie per uscire dallo stato italiano.

La via lunga è quella dei gruppi politici dichiaratamente indipendentisti attualmente di modesto impatto elettorale ma di grandi prospettive se la Liga Veneta non farà in proprio. Siamo Veneto appare un nucleo affidabile anche se sicuramente l’unione con qualche altro gruppo esistente come Indipendenza Veneta e altri potrebbe portare ad ampliare già da subito la base di attivisti e quindi il radicamento nel territorio.

In ogni caso i tempi della via lunga dipendono dalla capacità inclusiva delle forze in campo nonché dalla capacità e velocità di creare una seria organizzazione capillarmente presente nel territorio Veneto e non solo. Questa nuova organizzazione appare attualmente più in sintonia con gli aspetti sociali e culturali del popolo veneto, in quanto non si colloca ideologicamente in un ambito o l’altro, semplicemente desidera che i veneti ritornino a governarsi da soli con un nuovo progetto di governo che non ricalchi quello italiano ma riprenda le esperienze storiche della Serenissima Repubblica aggiornate al sistema svizzero. Appare opportuno che questa nuova idea di governo sia subito esplicitata, anche per creare un preciso ambito del significato di democrazia e non far prevalere la figura del leader sui veri interessi della popolazione.

Ecco con un nuovo progetto politico che metta al centro la popolazione, studiando forme di governo federato tra i vari territori e ponendo i comuni quali primi ambiti di gestione, permettendo il veloce ricorso ai referendum e quindi con una democrazia diretta sviluppata anche con le nuove tecnologie in internet, la via lunga potrà diventare la via breve.

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