VENETI PRO ASTENSIONE OVVERO IL COMITATO DEGLI IGNAVI.

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20 ottobre 2017 di repven

 

22+VENETI PRO ASTENSIONE OVVERO IL COMITATO DEGLI IGNAVI.

Non vi è dubbio che domenica 22 ottobre potrà iniziare un nuovo percorso politico e amministrativo per lo stato italiano. Con una grande affluenza al referendum per l’autonomia in particolare del Veneto, che prevede anche il quorum della maggioranza assoluta dei votanti, il governo romano tenterà forse inizialmente di far spallucce ma nulla sarà come prima. Il Veneto con Venezia rappresenta il nucleo centrale di quella fu e potrà ancora essere una delle più grandi e importanti civiltà europee, mai italiana ma europea e cristiana. Questo referendum dovrebbe rappresentare un solco dalla cultura di stato romano basata sostanzialmente sulla redistribuzione della ricchezza prodotta nelle varie aree della penisola, tenuto conto che chi produce questa ricchezza è in netta minoranza a livello organizzativo e gestionale. Troppo semplice far passare sotto il termine di solidarietà ciò che in realtà si deve definire in modo corretto parassitismo ed incapacità organizzativa (o meglio capacità di pochi di approfittare delle situazioni per arricchire se stessi, parenti ed amici).

Fatta questa sintetica premessa è da rimanere costernati nell’aver visto nascere e svilupparsi (molto molto poco in realtà) qualche comitato veneto pro astensione. Ora non vi è dubbio che in democrazia queste scelte siano possibili, il dubbio, anzi l’avvilimento deriva nel vedere persone elencate con nome e cognome non scegliere alcuna strada e dare mandato pieno ad altri di decidere il proprio futuro, il futuro della società in cui vivono, il futuro dei propri figli.

Così vede gli ignavi Dante, persone che:

….“visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”  e ancora

«Fama di loro il mondo esser non lassa;

misericordia e giustizia li sdegna:

non ragioniam di lor, ma guarda e passa»…..

Gli ignavi sono coloro che della loro vita non hanno fatto niente, né di buono né di malvagio, niente che li rendesse meritevoli d’essere ricordati.

Le loro colpe, apparentemente inesistenti, sono le peggiori e non consentono a queste anime né di accedere al Paradiso né all’Inferno.

Hanno vissuto una vita vuota, sprecando il tempo e le capacità loro assegnate. La condanna è pesante per gli ignavi che vissero vita inutile e quindi spregevole, essi sono invidiosi di ogni altra condizione.

Il disprezzo di Dante per gli ignavi nasce dalla convinzione che ognuno di noi debba contribuire come può alla vita della propria famiglia e della società.

Questi ragionamenti sono anche espressi dal filosofo greco Pericle nel suo discorso agli Ateniesi in cui le persone che non si curavano sia degli interessi privati sia delle questioni pubbliche erano considerati uomini inutili.

Che poi con la loro astensione questi comitati abbiano solo lo scopo di far fallire il referendum ( e quindi di essere contro l’autonomia e a favore dello status quo e del governo romano), appare un aspetto secondario, vale negativamente a livello personale l’essersi dichiarati ignavi e quindi incapaci di decidere.

In ogni caso con questo referendum e la relativa ricevuta di voto si avrà  sempre la possibilità o meno di dimostrare la partecipazione alla scelta referendaria.

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