IL RISCATTO DEI VENETI, IL MALESSERE DEL POTERE ITALIANO.

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27 ottobre 2017 di repven

LeoneValstagna-3

IL RISCATTO DEI VENETI, IL MALESSERE DEL POTERE ITALIANO.

Di Nicola Busin

Le hanno provate tutte per far fallire il referendum Veneto del 22 ottobre, una armata possente e quasi invincibile costituita dal governo romano in prima linea, dalle tv di stato e tv nazionali (comprese Mediaset e Sky), giornali e giornalisti italiani, filosofi e intellettuali di tutti i generi dai radical-chic ai nazionalisti dell’Italia una e indivisibile di antica memoria, Confindustria (pure la Veneta), i Sindacati, l’Anpi (quello che resta), i vari comitati per l’astensione, la grande imprenditoria di casa nostra dai Marzotto ai Benetton e tanti altri.

Si è trattato di un’impresa epica, tutti contro questo referendum e nonostante questo fuoco incrociato che arrivava pure dai guastatori interni il popolo veneto ha avuto la capacità di riscattarsi, di dimostrare al mondo intero che esiste una questione veneta, che non è più possibile accettare questo stato italiano buono e tollerante con alcune popolazioni come canaglia e repressivo con altre.

Adesso sono già partiti i tentativi da più parti di delegittimazione dei risultati ma i dati sono scritti e incisi nella pietra e resteranno nei secoli monito imperituro per le future generazioni.

Quello che ora il governo romano deve capire è che i veneti si sono stancati di essere trattati come bestie da soma, si sono stancati di essere considerati dagli italiani “ubriaconi atavici”, “polentoni” e il più recente “mone” (che magari per i veneti è una offesa bonaria, solo però detta tra veneti). Questo risultato con il 98,1% di si e l’ampio superamento del quorum (chi non vota conta nulla) ha posto il suggello sull’esistenza del popolo veneto per chi poteva sollevare dubbi , si badi bene popolo di antica e nuova origine dato che gli immigrati con diritto di voto si sono recati alle urne in gran numero. Illuminante su questo aspetto quanto scritto recentemente su La Stampa da Ferdinando Camon: ..sul risultato (Veneto) pesa anche il voto degli immigrati, perché nelle altre regioni gli immigrati che diventano cittadini diventano italiani, ma nel Veneto diventano veneti. ….non dicono noi parliamo italiano, dicono noi parliamo veneto. Il Veneto venetizza, non italianizza.

Un popolo che si è risvegliato e che dal 22 ottobre, dopo 151 anni dal plebiscito truffa, ha saputo riprendere un cammino che la storia aveva interrotto, un cammino che potrà portare solo a maggiore benessere, a maggiore ricchezza, ad evitare il nuovo esodo di tanti nostri figli costretti ad andare all’estero a causa di uno stato che ha fatto del parassitismo, nascosto sotto il falso termine di solidarietà, la propria ragione di esistere. Quale solidarietà è avere intere aree con due o tre volte i dipendenti pubblici in rapporto al Veneto, il doppio o triplo dell’evasione fiscale, il doppio degli invalidi con pagamento della relativa pensione, il doppio delle assenze dal lavoro per malattia, costi alquanto superiori per la gestione della sanità (con risultati spesso pessimi) e di qualsiasi altro ufficio di pubblico interesse e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Di fatto ci troviamo di fronte ad una incapacità organizzativa del meridione che è inaccettabile, non più percorribile, frutto di politici che hanno come unico scopo il mantenimento del proprio potere distribuendo fittizi posti pubblici, regali di ogni genere (con il lavoro di altri) e prebende di vario tipo.

Non è una battaglia tra popoli, non è una battaglia etnica, è una richiesta di giustizia, di onestà, di capacità organizzativa perché il sud è ricco di intelligenze e persone di buona volontà che però sono sistematicamente messe nell’angolo se non minacciate di stare in silenzio. Ad un popolo veneto che si è riscattato dovrebbe seguire il riscatto di tanti altri popoli della penisola, mettendo al bando una classe politica e dirigenziale collusa con i poteri clientelari e corrotti.

Adesso tutto passa nella mani di Zaia e del governo regionale: sarà sicuramente una prova forte, in salita, impervia e costellata da trabocchetti, ma è questa la classe politica veneta che dovrà confrontarsi con il governo italiano. Dalla sua ora Zaia ha la potenza di uno straordinario risultato- che sarà scritto nei libri di storia- e i conti in ordine sia che si tratti dei bilanci di ogni comune veneto, sia della sanità, sia di ogni altro aspetto. Non sono sufficienti tanta forza e tanto coraggio perché ora troveremo muri difficilmente superabili, è necessaria tanta grinta e determinazione e non accettare le lusinghe che Roma proporrà: oggi è necessario chiudere il libro ed estrarre la spada, non solo per il popolo veneto, anche per gli altri splendidi popoli italiani

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